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Cosa comporta avere la vitamina D troppo elevata

Con il termine “vitamina D” ci si riferisce in realtà a due diverse molecole: la vitamina D2  e la vitamina D3 (o colecalciferolo). La prima si trova in alcuni alimenti di origine vegetale, mentre la seconda viene prodotta dall’organismo in seguito all’esposizione della pelle alla luce solare e può essere trovata in alcuni alimenti di origine animale.

La sua carenza può causare alcuni disturbi, ma anche livelli di vitamina D troppo elevati possono risultare dannosi per l’organismo.

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Si parla di ipervitaminosi quando una determinata vitamina è presente in quantità eccessiva nell’organismo. Solitamente le vitamine assunte in dosi che superano il fabbisogno vengono escrete attraverso le urine. La vitamina liposolubile D, però, come altre sostanze lipofile, quando presente in eccesso, viene accumulata  per poi essere rilasciata a piccole dosi in base ai bisogni dell’organismo. Se però i livelli sono troppo elevati, si verifica uno stato di intossicazione.

La sintesi di vitamina D può avvenire all’interno dell’organismo umano quando i raggi ultravioletti della luce solare penetrano nella pelle, innescando così la produzione di pre-vitamina D3, ovvero il precursore della vitamina D3. In minor parte la vitamina D può essere assunta con il cibo. In entrambi i casi si tratta di forme inattive che devono subire due trasformazioni (nel fegato e poi nel rene) prima di diventare la vitamina D fisiologicamente attiva.

In ogni modo, però, l’esposizione al sole per quanto prolungata e protratta non porta a ipervitaminosi perché il nostro organismo è in grado di regolare la quantità di vitamina D prodotta nella pelle. Lo stesso vale per la dieta, dato che gli alimenti ricchi di vitamina D sono molto pochi e che anche i cibi fortificati non contengono elevate quantità di vitamina. Nella maggioranza dei casi la causa di ipervitaminosi D è quindi da ricercare nell’assunzione di quantità esagerate di integratori che contengono tale vitamina. L’iperditaminosi di vitamina D è causata dalla prolungata e/o eccessiva assunzione della vitamina,. L’ipervitaminosi D – ovvero la presenza di vitamina D in eccesso nel nostro organismo – è una condizione rara, ma potenzialmente grave, che può minare il benessere dell’organismo.

La tossicità causata da livelli elevati di vitamina D non è frequente, e si verifica quasi esclusivamente nelle persone che assumono integratori ad alte dosi e a lungo termine senza seguire la prescrizione medica o senza monitorare i loro valori ematici. Poiché la vitamina D viene immagazzinata nel grasso corporeo e rilasciata lentamente nel flusso sanguigno, gli effetti della tossicità possono comunque durare per diversi mesi dopo aver interrotto l’assunzione di integratori.

Quali alimenti, in questo periodo di tempo, è meglio evitare di assumere? Per esempio, potrebbe essere d’aiuto ridurre il consumo di cibi che contengono quote significative di vitamina D, tra cui pesci grassi, come salmone e tonno, fegato di manzo, formaggi, tuorlo d’uovo e alcuni funghi. Questo anche se la vitamina D assunta attraverso l’alimentazione è improbabile che possa incidere in modo significativo sui suoi valori eccessivi. Ovviamente è consigliabile evitare di assumere olio di fegato di merluzzo. E, quando si fa la spesa, fare attenzione alle etichette, dato che in commercio si trovano cibi fortificati con vitamina D tra i quali latte e derivati, succo d’arancia e yogurt. Importante è poi limitare il calcio nella dieta, evitando latte, yogurt, formaggi e burro; ma anche per esempio, erbe aromatiche (come rosmarino, basilico, prezzemolo, menta, timo, salvia, maggiorana e origano), semi, frutta secca e cioccolato.

Carenza di vitamina D

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